Campagna elettorale: se la permette chi può. Perché la politica è per tutti… o quasi

partiti soldi

di ROBERTO PISANI* – Quando nell’ormai lontano 1994 Berlusconi scese in campo in politica con Forza Italia si gridò allo scandalo. Le accuse principali furono quelle di aver creato un “partito azienda” e di aver sbilanciato gli equilibri della politica con i suoi soldi.
Ecco proprio i soldi. Fare politica costa, si sa. Costano le campagne elettorali, costano le sedi dei partiti (a proposito esistono ancora oppure si sono trasferite sui social?), costa la gestione della macchina partitica. Ma il Parlamento fa finta di non saperlo, i nostri eletti si girano dall’altra parte e varano la legge sul finanziamento dei partiti. Però a questo punto chi paga i costi?
Personalmente mi posi il dubbio a novembre e il 17 pubblicai questo articolo “Basta finanziamento ai partiti. Ma allora chi paga la campagne elettorali?” per L’Indipendenzanuova. La risposta non poteva tardare, bastava attendere l’inizio della campagna elettorale e la presentazione delle candidature. E allora si scoprì che tutti i partiti, con qualche eccezione tra cui Grande Nord, chiedono un obolo più o meno sostanzioso ai futuri candidati. Si va dai 20.000 euro della Lega ai 30.000 di PD e Forza Italia, pare addirittura che siano cifre variabili a seconda del “posto” nella lista e in base al collegio.
Ma allora che differenza c’è tra il primo Berlusconi e gli attuali futuri parlamentari? In sintesi fa politica chi ha i soldi!
E il M5S, promotori di questa riforma nel segno della trasparenza? La cifra sarebbe dilazionata e quantificata in 300 euro al mese, come tutti i buoni soci di un “partito azienda”, pardon un “partito cooperativa”. Silvio docet.
Non so se avremo un Parlamento di persone competenti, ma sicuramente avremo degli eletti che “se lo sono potuti permettere”.

*segretario politico
Identità Oltrepò
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3 Comments

  1. FIL DE FER says:

    Il fatto è che purtroppo anche con il finanziamento pubblico ai partiti o ” x mille” la stragrande maggioranza dei politici continua a rubare, corrompere o chiedere bustarelle per questo e per quello…..
    Si dovrebbe introdurre una specie di esame di compatibilità alla politica.
    I candidati dovrebbero essere persone con notevoli qualità dimostrabili appunto facendo un esame per poter esercitare la politica. Invece entrano cani e porci nei vari partiti a seconda della loro fedeltà al capo partito e se hanno voti da portare al partito.
    Abbiamo visto che i curricula molte volte sono artefatti o riportano titoli mai conseguiti, Siamo alla politica delle porte aperte, come avviene per gli immigrati che senza arte né parte sono condannati a rimanere ai margini della società o peggio costretti a delinquere per la sopravvivenza.
    Ho sempre avuto la convinzione, forse sbagliata, che sono per la maggior parte dei politici i peggiori della società che vanno a fare politica e solo una esigua minoranza volonterosa il più delle volte e magari onesta che lo fa per convinzione personale, passione o altruismo.
    Forse è per questo che questi ultimi fanno fatica ad emergere tanto sono abituati gli italiani a respirare la puzza di tutti gli altri che non riconoscono più i profumi di coloro che meriterebbero senz’altro fiducia date le loro competenze e curriculum di tutto rispetto.
    WSM
    I sogni sono sempre graditi così pure la speranza….ma la realtà ci dice ben altro e ben peggio.

  2. caterina says:

    …se lo sono potuti permettere, oppure si sono fatti pagare da mammà la quota d’iscrizione , come tutto il resto d’altra parte, con la speranza di arrivare ad uno scranno per poter saldare il debito… ma non sarà più necessario! basta la soddisfazione…
    All’inizio di questa repubblica i candidati avevano il sostegno degli amici che erano la loro base, poi inventarono di tutto perché i partiti diventassero gli spartitori del potere…e questo fu l’inizio della deriva… la gente non contava più…
    O è un ritorno alle origini, o è ancora deriva… ma alla merce di finanziatori occulti.

  3. Padano says:

    Bisognerebbe smetterla con la demogogia del “No al finanziamento ai partiti”.
    Si dovrebbe mettere mano a tutti i “xMille”, accorpandoli in un’unica voce, ripartibile, in proporzione, a piacimento: a questo punto, si dovrebbe poter scegliere di destinare tutto il 15 per mille al proprio partito.

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