22 ottobre. Eppur si muove

 

plebiscitodi GIORGIO BURIN  – Il giorno 22 ottobre 2017, dopo 151 anni esatti dal plebiscito di annessione all’Italia, saremo chiamati ad esprimerci, in maniera peraltro consultiva, sulla nostra volontà di avere più autonomia.

I pensieri e le riflessioni sono molti, spesso contrastanti, ma il fatto resta straordinario. Con questa frequenza chiederanno di nuovo il nostro parere nel 2168. Credo che i più non potranno esprimere il loro parere allora, e questa è già una buona ragione per farlo adesso.

Ci proponiamo però, nelle prossime settimane, di scrivere qualche riga in libertà, nella speranza di dare uno spazio in più ad un dibattito interessante. Confidiamo che partecipino al dibattito, o per lo meno ci leggano, persone di opinioni diverse, opinioni che andranno alla conta il 22 ottobre, appunto.

Ma chi vota ?

Questa è la prima domanda. Votano i Veneti, verrebbe da rispondere. Un momento di riflessione e già la risposta si complica. In realtà votano i residenti italiani nella regione italiana chiamata Veneto dall’Italia, la Venetia e i Veneti sono un’altra cosa. Questa è la risposta più corretta. Ognuno sa che i Veneti non coincidono con gli abitanti della regione italiana Veneto. Molti residenti non sono e non si sentono, con diritto, Veneti. Molti residenti si sentono, con diritto, italiani, molti Veneti vivono fuori da quella che oggi è la regione amministrativa italiana chiamata Veneto.

Fatto questo doveroso distinguo, resta il fatto che la maggior parte dei Veneti oggi abita nella regione italiana Veneto e quindi, per comodità e con buona approssimazione, possiamo dire che sono chiamati a votare i quasi tutti i Veneti più altri residenti. In questo senso diremo in seguito che votano i Veneti.

Per cosa si Vota ?

giulio-andreottiAl di la dalle affermazioni in burocratese, si vota per esprimere un parere non vincolante, che sarà probabilmente ignorato dai Palazzi del potere italiano.

L’Italia ci ha purtroppo abituato al teatrino dei referendum calpestati, da quello sul finanziamento dei Partiti in avanti.

Nessuno, credo, si fa illusioni a riguardo. Fa comodo all’Italia chiudere ogni discorso sulla identità dei Veneti.

Non dimentichiamo che una recente sentenza della corte costituzionale italiana ha affermato che i Veneti hanno cessato di esistere, dopo il plebiscito che li ha fatti diventare cittadini italiani.

Perché si vota ?

Per niente, verrebbe quindi da dire. Ma in realtà la posta in gioco è altissima e la opportunità va colta, con tutti i suoi limiti.

Certamente ha interesse a che non si voti lo stato italiano, che con gran malavoglia ha concesso questo referendum “contentin” a fronte di istanze ben più serie che si levano dal territorio.

Certamente una scarsa affluenza affosserebbe per un pezzo ogni rivendicazione, buttando nel ridicolo le richieste identitarie portate coraggiosamente avanti dal territorio.

Al contrario una affluenza importante sarebbe una pietra miliare irremovibile in ogni futura discussione sulla identità dei Veneti. Una affluenza importante sarà spendibile, per decenni, in ogni trattativa futura con lo stato centrale da parte di ogni persona che abbia titolo di trattare a nome dei Veneti e voglia farsene carico.

Ci sembra quindi che si voti per dire che ci siamo e ci saremo, oppure non si voti per dire che non ci siamo più. Altro che per niente.

Cosa succederà dopo ?

il-gattopardoQuesto è un punto su cui tutti concordano.

Non succederà niente, ne siamo certi.

Cambiare tutto perché non cambi nulla è una costante della politica italiana, e non solo quella recente. Non lo diceva un Veneto.

Resterà però, oppure no, una affermazione identitaria urlata nel silenzio dell’urna.

A tutti noi che la storia ha chiamato a esprimere un parere così pieno di significati, al di là dall’irrilevante valore politico della domanda, la responsabilità di una risposta, sia quella che sia, per la quale le future generazioni potranno chiederci conto.

Scusate se è poco !

da https://vivereveneto.com/2017/07/08/22-ottobre-eppur-si-muove/#more-17355

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

4 Comments

  1. Padano says:

    In un referendum per l’autonomia, disdegnare le urne significa dire “L’AUTONOMIA NON CI INTERESSA”.

    Il che verrà automaticamente interpretato come “Ci va benissimo il centralismo italiano”.

  2. caterina says:

    Quando si vota per niente, la prima cosa da fare e’ risparmiare I soldi che sconsideratamente si spendono attingendo alle scarse risorse pubbliche che comunque ci sono prelevate forzatamente dalle nostre tasche…
    Si vergognino della decisione di buttarle al vento per il gusto di far fumo agli occhi con la complicita’ dei media… che schifo la politica dei mestieranti della stessa….

  3. luigi bandiera says:

    io penso che comunque vada il BANCO VINCA. Ne piu’ e ne meno di come avviene nei CASINO’.
    Se no non lo avrebbero permesso.
    Tuttavia, andare o non andare a votare..?
    E se si cosa votare..?
    Vero e’ che il voto LEGITTIMA IL TIRANNO, che si voti no o che si voti si.
    Anche nulla o bianca. La frequenza alle urne poi sara’ il PESO SPECIFICO che permettera’ ai veneti di alzare la testa.

    Tuttavia, legittima, per esempio, di stare sotto allo stato italia sebben in autonomia consolidando il plebiscito del 1866.
    Tanto, pero’, le palanche devono, dovranno, andare verso il palazzo li a roma da sempre predona.

    Ricordo ai distratti etno veneti che vale una regola mai scritta ma molto applicata specie in questo stato IDR o italy democratic republic (= DDR..?) che e’:
    prima si trova l’INGANNO e poi si fa la legge.
    Quindi..?
    Sicuramente c’e’ gia’ la TRAPPOLA piazzata e carica pronta a fregarci.
    Dove si trovera’..?
    Le mine nel terreno le scopri anche prima che scoppino e ti facciano saltare per aria, per cui ti salvi da quelle la’. Ma quelle sulle leggi sono davvero mimetizzate.

    Ed ecco che allora, comunque vada, IL SEGNALE SARA’ NON TRASCURABILE SPECIE SE I VENETI DIRANNO SI ALL’AUTONOMIA e IN MASSA..!

    Ovviamente oltre alle trappole ci saranno i TANTI CAPITRIBU’ e STREGONI che diranno che non serve a nulla, che potete votare, manifestare e ecc, che loro faranno quello che hanno sempre fatto specie nella IDR (italia demokratika repubblika, alla DDR maniera). Cioe’ tenerci sotto dominio. Ci tratteranno sempre da coloni.
    Troppi di quelli la’ ci sono nei palazzi e quelli devono vivere e anche agiatamente.

    AUGURI VENETI, ma svejeve pero’… no ndare’ mia in gabina letorae come sonambui eh…?

  4. Luciano Spiazzi says:

    Le argomentazioni sviluppate in questo articolo sono capziose.
    Mi limito a queste affermazioni considerandole il “succo” dell’articolo.
    Giorgio Burin scrive:

    “Perché si vota ?
    Per niente, verrebbe quindi da dire. Ma in realtà la posta in gioco è altissima e la opportunità va colta, (…) Certamente una scarsa affluenza affosserebbe per un pezzo ogni rivendicazione (…) Al contrario una affluenza importante sarebbe una pietra miliare irremovibile in ogni futura discussione sulla identità dei Veneti. (…) Cosa succederà dopo ? Questo è un punto su cui tutti concordano. Non succederà niente, ne siamo certi.”

    Io sostengo che andare a votare significa legittimare quello Stato che gli autentici indipendentisti considerano “occupante”.
    Votare Sì significa votare per l’autonomia che è cosa differente dall’indipendenza.

    Se, per usare le parole di Burin: “una affluenza importante sarebbe una pietra miliare irremovibile”, il suo contrario: disdegnare le urne, significherebbe delegittimare i giochi dei politicanti.

    Il referendum è uno strumento a disposizione dell’iniziativa degli elettori. Se a promuoverlo sono i “rappresentanti” c’è evidentemente qualcosa di stonato.

Leave a Comment