SINDACI, E’ L’ORA DI MUOVERSI VERSO IL REFERENDUM

di FABRIZIO DAL COL*

Ci siamo. Se mai ci fossero stati dei dubbi circa il diritto di autodeterminazione dei popoli, ora quei dubbi sono scomparsi in via definitiva. Il governo sostenuto dalla “Grande coalizione Italiana” ha varato il decreto sulle liberalizzazioni, e con esso lo stato italiano oggi si appropria unilateralmente delle autonome risorse finanziarie comunali e regionali. Come sappiamo, tali risorse, sono giacenti negli enti locali territoriali e bloccate dai patti di stabilità. Ora verrebbe da chiedersi cosa stanno facendo l’Unione Europea e tutte le istituzioni Internazionali davanti alla più grande delle truffe, o furto che dir si voglia, ai danni delle comunità. Assolutamente niente, nessuno parla, tutti zitti, guai a toccare questo argomento, troppo preoccupati a difendere l’indifendibile. Ci mancherebbe una nuova grana Italiana a rompere i già precari equilibri Europei, e sarebbe come innescare la più grave delle minacce per la costituzione dell’Europa.

Il dibattito si è però acceso in Italia, verrebbe da dire non ancora abbastanza, ma qualcosa di importante, sta sempre più prendendo piede. Avendo il governo e il parlamento, attraverso la via unilaterale, disposto ed utilizzato anche se temporaneamente delle finanze altrui, e come pare le stesse sarebbero poi restituite attraverso Btp, sono riusciti a violare la magna carta italiana senza neppure accorgersi, quasi fosse una routine, con l’aggravante di aver posto in essere, e certificato in via definitiva una vera e propria oppressione ai danni del popolo. Si tratta di una violazione  persino del patto internazionale dei diritti civili e politici sottoscritto dall’Italia e approvato in via definitiva dai due rami del parlamento. Si sa che gli statuti degli enti locali sono approvati da organi superiori, mentre quelli regionali dal parlamento, quasi tutti però, nei capoversi che riguardano i principi, recepiscono il grado di autonomia finanziaria concesso dalla costituzione italiana e si definiscono ente autonomo.  Una spaccatura e un conflitto di questa portata tra le istituzioni statali e locali mette a nudo il lato peggiore delo stato centralista italiano, dimostrandone altresì tutti i suoi limiti di democraticità.

Oggi più di ieri appare sempre più evidente quale possa essere la via maestra per l’indipendenza, ovvero, un fronte comune dei sindaci che adottino lo stesso provvedimento amministrativo, univoco e volto all’autodeterminazione, che contempli il diritto alla tutela dei propri cittadini e delle loro risorse finanziarie. Una ribellione democratica, con i consigli comunali che accettino di non prestare più il fianco ai partiti nazionali, ma si organizzino in associazioni politiche locali, con il chiaro fine di un fronte comune per l’indizione del referendum per l’Indipendenza del Veneto.

*Partito per il Veneto Indipendente

 

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4 Comments

  1. Gian says:

    L’ itaglia non autodeterminera una fava… Moriremo d’inedia…e andremo tutti all’inferno.

  2. Indipendentzia says:

    Veneto Stato e Sardina Ruja e Libera!! A Fora s’Italia, Per Resistenza dei popoli contro lo stato mafioso ed
    oppressore!

  3. Enrico says:

    Non riesco a capire perchè el Zaia in tutti i so slogan el dixea “”prima i veneti”” Non se meta de bona oia ad indire il referendum in veneto per l’autodeterminaxione se lo fà i ghe fa un monumento in tutte le piaxe del triveneto el so nome el resta nella storia !! de sicuro nol ga pi i vitalixi de roma ma nemo xtar mejo tuti.Un VENETO STATO INDIPENDENTE !! WSM Lucaaaa Lucaaa SU DAI CAXXO !!!!

  4. Paolo Bernardini says:

    Non lo stanno facendo di già in Sardegna? Mi pare un’ottima possibilità. Congiuntamente, i presidenti di Regione dovrebbe convocare il referendum.

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