Milano, provincia di Sardegna: il primo atto di un Savoia unitario

di ALDO MOLTIFIORIfoto_lombardia_022_fiume_adda

Nonostante tutte le menzogne di questo  Regime Statale oppressivo è storicamente acclarato che la Lombardia e Milano (così come tutto il resto della penisola)  sono state liberate dagli Angloamericani e che la  guerra al nazifascismo in Italia è costata loro molti più caduti di quanto non sia costata la resistenza partigiana.  Dunque libertà e democrazia non sono state le sanguinose conquiste del popolo come avvenuto altrove in Europa e negli USA, ma piuttosto un grazioso sottoprodotto della liberazione anglo americana. Ma evidentemente così come la storia cinicamente insegna, i regali non sono capiti e apprezzati, specie da una classe dirigente che da sempre applica il vecchio teorema di Lampedusa: tutto cambi affinché nulla cambi. E infatti così è avvenuto al termine del conflitto. I corsi e ricorsi storici esistono, eccome!

Cancellare la Lombardia, primo atto del re

L’ingresso delle truppe angloamericane a Milano il 25 aprile del 1945, con al seguito il codazzo partigiano è esattamente la replica dell’ingresso di Napoleone III nella stessa Milano avvenuto il 5 Luglio del 1859. Anche allora al suo codazzo arrancava tronfio Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna. Il quale, da buon cacciatore,  di lì a pochi giorni si sarebbe affrettato, con un semplice Regio Decreto, a  cancellare la Lombardia, per sprofondarla nella umiliate condizione di semplice provincia di Sardegna, annessa allo stato sabaudo.

Con gli austriaci Milano era capitale

Per contro nell’impero Austro-Ungarico  la Lombardia e Milano erano capitali di un Vicereame con un proprio Status Giuridico che esplicitamente assicurava ai Lombardi “una organizzazione politica e amministrativa conforme alla loro indole nel pieno rispetto di quella nazionalità che a ragion tanto apprezzano” Questo era il tenore del Decreto Imperiale con cui Francesco Giuseppe I, nel 1815, istituiva il Regno Lombardo Veneto. Cosi come, vedremo meglio quando parleremo di responsabilità, lo stesso vulnus Sabaudo ai danni del popolo si è poi ripetuto nella fase costituente seguita alla liberazione angloamericana  del 1945. Per ben due volte, nell’angusto spazio di poco meno di cento anni, si è dunque consumato il dramma di un popolo che conquistata la propria libertà perde poi la propria sovranità per la nefasta insipienza della propria classe dirigente, aggravata da una criminale complicità di interessi con l’ideologia del potere prevalente, ossia il cattocomunismo alla Dossetti e alla Togliatti.

I lombardi smemorati

Ai tanti lombardi che hanno dimenticato da dove vengono voglio ricordare che esattamente 100 anni dai moti, popolari, e solamente popolari, del 1848 che hanno visto Milano riconquistare la sua libertà, il 1948 vede nascere uno Stato, quello Italiano, peggiore di quello sabaudo. Allora i Re di Sardegna si limitarono a cancellare le istituzioni Lombarde, Oggi questo Stato persegue la strategia di cancellare la stessa anima della Lombardia, la sua storia, la sua identità, dunque la sua stessa ragion d’essere in quanto comunità e nazione. (3-segue)

 

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6 Commenti

  1. aldo moltifiori says:

    Sig. Preioni da Domodossola intanto la ringrazio per le sue puntuali osservazioni che però difettano di quell’equilibrio, nella comprensione delle volontà che stanno alla base dei fatti storici, dei quali ci stiamo occupando, da Lei peraltro sollecitato in chiusura dei suoi commenti. Se mi sto occupando di indipendenza è perchè da almeno 500 anni che essa manca alla Lombardia. Molte di tali ragioni sono da me illustrate nel prosequio del mio lavoro e in nessuna circostanza ho mai sostenuto che il Regno Lombardo Veneto, artificiale costruzione voluta da e soggetta all’impero asburgico, fosse sovrana! Me ne scuso con Lei e con tutti i lettori lombardi e no se non sono stato sufficentemente chiaro. Il punto su cui mi premeva richiamare l’attenzione è la differenza di status giuridico e politico fra la condizione di sudditanza della Lombardia nell’ambito dell’Impero Asburgico e quella ben peggiore determinatasi con la brutale annessione al Regno Sardo imposta con senplice regio decreto da Vittorio Emanuele II. Mentre in quello asburgico, più che della statualità, La Lombardia godeva di larghe autonomie amministrative tali da consentire una propria gestione delle risorse e delle norme, in quello Sardo la Lombardia semplicemente cessò di esistere e tutte le sue istituzioni amministrative, ben più liberali ed avanzate delle loro corrispondenti piemontesi, furono soppresse per cadere nel triste stato di provincia gestita da un prefetto che prendeva ordini, anche i più minuti da Torino. E questo Lei lo chiama il minore dei mali? D’altra parte la dinastia dei Savoia nella sua lunga storia che inizia con il contado di Chambery era avvezza a comportamenti di tradimento degli impegni presi. Sia Carlo Alberto,che lo stesso Cavour più tardi e ripetutamente si impegnarono formalmente con il governo provvisorio lombardo, a valle dei moti del 1848, per istituire un’assenblea costituente di natura elettiva di modo che si potesse procedere alla stesura delle nuove istituzioni sulle quali fondare la fusione del Regno di Sardegna e della Lombardia. A tal proposito vi era la commissione Giulini, gli atti della quale sono conservati in parte negli archivi di Sato di Via Senato a Milano e in parte di quelli a palazzo reale di Torino. Dunque eisisteva una via compatibile con lo scenario internazionale dell’epoca la fusione del regno Sardo con la Lombardia e la nascita di un Regno dell’alta Italia con una nuova Costituzione e nuove Istituzioni di governo come peraltro erano gia impetuosamente avanzate in Europa. Era questa la via sollecitata dalla Lombardia caro sig. Preioni da Domodossola. Ma Vittorio Emanuele II smentendo tutti gli iimpegni presi preferì quella di un operazione di stampo coloniale, ossia la pure e semplice annessione. Quanto alla sovranità del Piemonte le debbo ricordare che i Savoia sono una dinastia francese la quale si è costretta ad espandersi verso est e poi verso sudest dopo aver perso la guerra con i Valois per il copntrollo dell’ovest della Francia. Quel suo carattere francese è poi rimasto immutato tanto che tutti i documenti della Dinastia sono redatti in francese e la lingua ufficiale a corte era rigorosamente il Francese.Con buona pace del Piemonte forse indipendente ma certamente non libero. Mi creda tra Torino e Vienna, fallendo la via della fusione tra Piemontee Lombardia, il male minore sarebbe stato proprio Vienna. Ancora grazie per i suoi contributi con i più cordiali saluti. Aldo Moltifiori.

  2. luigi bandiera says:

    L’italia fece e sta facendo peggio di Adolf Hitler, nei nostri confronti..!

    Ci sta OLOCAUSTANDO senza se e senza ma: demokratikamente o meglio KOMUNISTAMENTE..!!

    GIU’ DALLE BRANDE..!!!!!!!!!!!

    • luigi bandiera says:

      dimenticavo che ho visto il film UOMINI SENZA LEGGE, Algeria, e strano che l’italia trasmetta quei films…mentre ha censurato per anni l’altro sulla guerra in Africa: IL LEONE DEL DESERTO.

      Da quei films si dovrebbe capire che per essere liberi bisogna essere LEONI e non PECORONI..!

      Salam

  3. mailander says:

    Le descrizioni “storiche” qua sopra mi sembrano a me di tipo ideologico: i fatti invece sono ben altra cosa.

    (1) la corona d’Ungheria vien dichiarata (da quella classe dirigente) ereditaria per la casa d’Austria poco prima del 1700 e rimane unita a quei possessi fino al 1918 ma ne e’ posseduta (che scoperta) e non e’ titolare dell’impero, che difatti si chiama impero d’Austria.

    Quella corona diventa titolare dell’impero insieme alla corona d’Austria costituendo l’impero Austro-Ungarico soltanto poco prima del 1900 per cui troppo tardi per avere una qualche responsabilita’ nelle 5 Giornate del 1848 quando anche a Vienna e a Budapest esplode la rivoluzione contro gli Asburgo, evidentemente oppressori sia di Milano che dell’Ungheria.

    O altrimenti perche’ ci saremmo ribellati? Per ordine dei servizi segreti? Non e’ l’Austria-Ungheria ad aver oppresso i Lombardi, ma gli Austriaci insieme agli Sloveni ai Croati ed altri servi e lacche’ di ieri e di sempre.

    (2) il 25 aprile del 1945 gli americani non avrebbero mai potuto “liberare” Milano perche’ non erano nemmeno in grado di vedere la madonnina col binocolo, ma erano ancora trooooppo lontani.

    Costoro arriveranno quaggiu’ soltanto il giorno 29 aprile e trovano le strade piene di macerie dei loro bombardamenti aerei, ma coi vigili che dirigevano il traffico e i tram, perche’ noi ci stavamo gia’ facendo i cazzi nostri e a guerra gia’ finita da almeno due giorni se non quattro.

    Ci sono soltanto i comunisti a dire che il 25 aprile sia successo qualcosa in Citta’ (e ci fanno grancassa ancora oggi tutti gli anni) ma i partigiani non lo direbbero mai, perche’ l’ordine in codice della insurrezione diffuso via radio diceva chiaro e tondo “ALDO DICE 26×1” vale a dire che “il giorno 26 aprile e’ comandato ad essere il primo giorno della rivolta” per cui ce lo devono spiegare i comunisti oppure il sig. Moltifiori cosa sara’ mai successo il giorno 25 e cioe’ il giorno prima.

    Pertini diceva d’aver visto Mussolini scendere le scale dell’arcivescovado, mentre lui ci stava per salire (disarmato) verso il cardinale Schuster grossomodo verso il mezzogiorno del 25 aprile: e gli “angloamericani” non se ne sono accorti? Dov’erano i liberatori?

    (3) non credo che i Lombardi siano così tanto smemorati ma direi piuttosto che lo siano di regola le classi dirigenti: mi sa’ che son proprio loro a raccontarci la “storia” con una “lettura equilibrata” e cioe’ politicamente corretta.

    Cordiali saluti da Mario Venturini.

    • aldo moltifiori says:

      Mi scuso per il ritardo con cui vengo a rispondere alle sue interessanti osservazioni circa i fatti storici da me riportati in articolo.
      Qustione austro-ungarica:Lei ha ragione,L’Ungheria viene formalmente associata alla corona imperiale asburgica poco prima del 1900 e quindi dopo i moti del 1848. Tuttavia il popolo ungherese gia dal congresso di Vienna del 1815 godeva di uno status giuridico molto diverso da tutte le altre popolazioni incorporate nell’Impero. Fu in quella occasiione, peraltro, che venne dichiarata la fine del Sacro Romano Impero nel cui ambito da sempre esisteva il Regno d’Italia che aveva come simbolo la Corona Ferrea Longobarda. Nella accezione comune è quindi dal 1815 che si cominicia a parlare di un Impero Austro-Ungarico. Ma, caro Mailander, il punto storico da me sollevato riguarda la status giuridico di cui godeva la Lombardia, o meglio il Lombardo-Veneto, nell’Impero Asburgico rispetto a quello in cui l’annessione sabauda del 1859 aveva precipitarto la Lombardia. Avrà certamente letto il prembolo introduttivo del decreto imperiale con cui veniva costituito il Regno Lombardo Veneto che pur nell’ambito di un rapporto di suddittanza alla corona asburgica riconosceva però la specifita nazionale dei lombardi. Ma! sopratutto riconosceva larghe autonomie amministrative nella gestione delle comunità a cominciare dai Comuini. Si tratta certamente di poca cosa rispetto alla condizione di sudditi di un Impero lontano e il cui centro di gravità si spostava sempre più ad Est. Per contro la brutale annessione sabauda al Regno di Sardegna determina un totale azzeramento della Lombardia, la cancellazione di tutte le sue istituzioni locali e il declassamento a condizione di mera provincia sarda retta e gestita da un ordinamento, quello piemontese, ben più retrogado ed illiberale di quello lombardo.
      Come dire che i lombardi sono caduti, con l’arrivo dei sardi, dalla padella nella brace. Questo è il punto che volevo porre in evidenza a testimonianza della incapacità lombarda ad agire da uomini liberi! Le citerò un fatto dicui si parla poco nella pubblicistica di regime nel quale viviamo. Allo scoppiare dei moti di Milano nel 1848, il maresciallo Radestky si ritirò nel quadrilatero, in attesa di sviluppi, anche perchè sapeva benissimo che Carlo Alberto con il suo potente esercito sardo ben si sarebbe guardato dal varcare il ticino. Difatti Milano si liberò dagli austriaci senza alcun intervento dell’esercito sardo. Gli austriaci avrebbero potuto schierare i cannoni per fermare sul nascere le 5 giornate! Nel 1899, come Lei saprà, a Milano scoppiarono dei veri e propri moti di rivolta a causa della imposizione, voluta dai Savoia, della più iniqua delle tasse, quella sul pane. Ebbene per sedare una vera e propria rivolta quel macellaio di Bava Beccaris, ottenuti i pieni poteri, ordinò alle sue truppe di schierare i cannoni e di sparare ad alzo zero sui milanesi. Ci furono più di cento morti, senza contare i feriti. Ma la vera morale caro Mailander, sarebbe preferibile Meilander a memoria di quel Meiland fondato da Belloveso, che in entrambi i casi i Lombardi hanno dimostrato di non essere capaci di difendere la libertà di essere Nazione autoderminata.
      Questione liberazione anglo-americana: Sono della classe 1941 e mia madre mi accompagnò in quel 1 maggio del 1945 a corso Venezia, come moltissimi altri milanesi per salutare l’ingresso delle truppe anglo americane dirette al centro. Certi eventi non si dimenticano per la loro straordinarietà. I soldati americani distribuivano di tutto ai civili. A mia madre un soldato americano consegno un pacco contenete zucchero, carne in scarola e cioccolato. In quella sfilata non ricordo, ma posso bagliare avendo allora solo 4 anni, di aver visto sfilare il cosidetto esercito di liberazione. Solo nel 1949 viene deciso che il 25 aprile sia la data ufficiale per celebrare la festa di liberazione, e quindi è vero come giustamente Lei dice gli americani non erano a Milano. Di nuovo le debbo dire che la liberazione di Milano e di tutta la lombardia fu possibile grazie alla massiccia offensiva scatenata dagli anglo-americani il 24 aprile che il giorno stesso lo superarono attestandosi a pochi kilometri da MIlano . Le residue truppe tedesche e repubblichine infatti si erano disposte lungo l’asse a sud del Po, questo fece si che Milano fosse sguarnita da truppe vere e proprie. Fu in quella favorevole occasione che il CNL diede gli ordini a cui lei accennava. Senza quella offensiva degli alleati i Pertini e i suoi compagni comunisti non avrebbero mai decretato alcunchè. Solo con il ritiro dello scarno presidio tedesco e la fuga di Mussolini avvenuti la sera del 25 aprile, si hanno le prime mobilitazioni di massa in città. Ma di quale liberazione si deve parlare, se la città fu abbandonata a se stessa? Tutto ciò conferma quello cheLei giustamente ha precisato. Non è il 25 aprile la vera data essa di fatto è il 1 maggio con l’ingresso delle truppe americane. Ad esse dobbiamo la libertà e ad esse dobbiamo se siamo rimasti in Occidente anzichè diventare un soviet comunista. E la vera e occultata ragione per cui si è deciso di festeggiare il 25 aprile è proprio da ricercarsi nella volontà di non riconoscere che il ritorno ad una Milano libera, non più dalla dittatura fascista ma da quella comunista, ancor più devastante a cui il CNL l’avrebbe condannata, la si deve agli americani con il loro ingresso a MIlano il 1 maggio.
      Certo le classi dirigenti sono le principali responsabili, ma anche il popolo dovrebbe meglio esercitarsi alla sostanza degli avvenimenti piuttosto che ai suoi formalismi. La ringrazio ancora per le sue stimolanti precisazioni di cui terrò conto nel prosequio di questo lavoro che la prego di seguire su questo bel tazebao. I più cordiali saluti. Aldo Moltifiori sempre innamorato della sua Meiland.

  4. marco preioni says:

    La dominazione austriaca su Milano e sulla Lombardia venne interrotta in epoca napoleonica con la costituzione della Repubblica Cispadana, poi Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana, poi Regno d’ Italia e ripresa nel 1814 dopo la definitiva caduta di Napoleone.
    Anche quando Milano fu capitale italica non fu capitale di uno stato sovrano. Napoleone, Primo Console, poi Re d’ Italia e Imperatore dei francesi, esercitò sempre il suo personale dominio sia in fase repubblicana, sia in fase regia e si avvalse di un vice-sovrano nella persona del figlio della sua prima moglie. Quindi nessun lombardo fu mai espressione di autonoma sovranità; neppure in veste vicaria.
    Col ritorno degli austriaci, Milano fu certo capoluogo amministrativo della Lombardia austriaca, dotata di parziale autonomia amministrativa ma priva di propria riconosciuta sovranità. Le leggi di portata generale erano infatti scritte in tedesco ed approvate a Vienna con la traduzione in italiano per i lombardi, così come nelle altre lingue per le regioni facenti parte dell’ impero austro-ungarico. Così come le leggi costituzionali di epoca napoleonica erano in francese con versione in italiano. I territori lombardi sotto il Po vennero fra l’ altro incorporati nello stato francese e divisi in Dipartimenti.
    Certo vi erano lombardi nelle alte sfere dell’ amministrazione sia in epoca napoleonica, sia in epoca austriaca, ma la sovranità è sempre stata attribuita al sovrano francese o a quello austriaco.
    Ovviamente ci sono sempre stati favorevoli e contrari all’ uno o all’ altro regime. Con la sovranità napoleonica, molti lombardi rimasero in contatto con gli austriaci e semmai cercarono a Parigi prima ed a Vienna poi di spuntare una maggiore indipendenza lombarda al Congresso di Vienna; ma non vi riuscirono. Altrettanto, dopo il ritorno degli austriaci, vi forono lombardi nel parlamento viennese ed altri che tenevano contatto con i Savoia invocandone l’ attenzione alla comune italianità.
    Coi moti del 1821, una delegazione milanese andò a Torino per chiedere a Carlo Alberto, nominato reggente del re abdicante, di muovere guerra all’ Austria e di annettere la Lombardia al regno di Sardegna. Ma Carlo Alberto venne esautorato dal nuovo re che era invece alleato dell’ Austria e che temeva che i lombardi volessero il caos per riproporre la repubblica.
    Le vicende del 1848 e 1849 riproposero lo stesso tema, ma con un tentativo di maggiore portata. Come sempre c’ erano favorevoli e contrari alle due opzioni.
    Il contesto internazionale dell’ epoca non consentiva la presenza di uno stato lombardo repubblicano, autonomo e sovrano. L’ Europa era basata su accordi tra imperatori e re. Non vi era in natura un Re di Lombardia e quindi nullo spazio per una Lombardia che non fosse sottomessa ad altro legittimo re.
    Il minore dei mali era quindi l’ annessione al regno di Sardegna e la sua trasformazione in regno d’ Italia, come dopo il 1859-61 avvenne.
    La Lombardia non è mai stata quindi stato sovrano, ma ha sempre partecipato con maggiore o minore incisività a concorrere alla legislazione ed alla amministrazione dello stato del quale ha fatto parte.
    Cerchiamo quindi fare una equlibrata lettura della storia e facciamocene una ragione, senza falsi miti.
    Un cordiale saluto.
    Marco Preioni – Domodossola

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